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22 – 29 aprile 2017 “La Magna Via Francigena” da Palermo verso Agrigento…pellegrinando sulla storia…

…avremo il tempo per visitare uno dei quartieri più rinomati e belli, ricchi di storia, di Palermo, il quartiere arabo,
“LA KALSA”…

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Il quartiere, sorto durante la dominazione islamica, era la cittadella fortificata ove avevano dimora l’emiro ed i suoi ministri e ne conserva ancora il nome (al halisah, l’eletta, la pura). Ancora oggi vi aleggia una particolare atmosfera orientale accentuata dalla presenza di monumenti in stile arabo-normanno. Quartiere centrale, ma popolare, offre uno spaccato di vita palermitana. Non è raro infatti, passando davanti alla chiesa di S. Teresa, trovare uomini intenti a cucinare e a vendere i babbaluci, chioccioline marinate con olio, prezzemolo, aglio e pepe e servite in cartocci da “passeggio”. Il cuore del quartiere è intorno alla piazza della Kalsa, ma la zona si estende fino a Corso Vittorio Emanuele, includendo molti tra i monumenti più interessanti della città.
Il cuore del quartiere
L’ingresso sembra essere costituito dalla Porta dei Greci, oltre la quale si accede alla piazza su cui si affaccia S. Teresa alla Kalsa, monumentale chiesa barocca edificata tra il 1686 ed il 1706 con una facciata su due ordini scanditi da colonne corinzie, opera di Paolo Amato. Dello stesso architetto è anche S. Maria della Pietà (proseguendo, in via Torremuzza) al cui interno si trova una bella chiusura del coro a forma di sole nascente (parte destinata alle suore domenicane di clausura, fondatrici della chiesa).
Via Alloro – Era la via principale del quartiere nel Medioevo. Oggi purtroppo gli eleganti palazzi che vi si affacciavano sono stati distrutti o sono molto rovinati. Tra i superstiti vi sono Palazzo Abatellis e la bella Chiesa della Gancia, adiacente al palazzo.
Galleria Regionale di Sicilia – La sede è Palazzo Abatellis, bell’edificio in stile gotico-catalano con elementi rinascimentali progettato da Matteo Carnelivari, attivo a Palermo verso la fine del ‘400. L’elegante facciata, in mezzo alla quale troneggia un ampio portone quadrato con decorazione a fasci, è arricchita ad est da serie di trifore e bifore. Il palazzo si dispone intorno ad una bella corte interna di pianta quadrata.
Interessante l’allestimento della galleria, realizzato negli anni ’50 da Carlo Scarpa. Il designer ha studiato soluzioni particolari per le opere più importanti, concentrandosi in particolare sulla scelta di supporti e sfondi, di materiali e colori diversi che valorizzassero l’opera sfruttando al massimo l’impatto della luce naturale.
Il museo raccoglie opere di scultura e di pittura del periodo medievale. A pianterreno l’attenzione è catturata in primo luogo dal bellissimo affresco del Trionfo della Morte (sala II) proveniente da palazzo Sclafani. Il titolo deriva probabilmente dalla tredicesima carta dei Tarocchi, molto diffusi nel Medioevo e chiamati Trionfi Crudele e realistico, raffigura la Morte che, a cavallo di uno scheletrico animale e armata di arco e frecce, colpisce uomini e donne nel pieno della loro giovanezza. Si noti in particolare l’utilizzo dei toni freddi per dipingere la Morte, il cavallo ed il volto di chi è stato colpito dalle frecce. A sinistra, nel gruppo dei mendicanti, malati “risparmiati” dal terribile cavaliere, si suole individuare l’autoritratto dell’anonimo pittore, riconoscibile in alto con lo sguardo rivolto allo spettatore e nella mano destra, un pennello. Incredibile la modernità di alcuni tratti, come ad esempio la stilizzazione del muso del cavallo.
Il mirabile busto di Eleonora d’Aragona (sala IV), dai tratti delicati e gentili, ed il busto di giovane donna, sono opera dello scultore Francesco Laurana, attivo in Sicilia nel ‘400, cosa come la famiglia dei Gagini, dei quali si trovano opere in tutta l’isola. Nel museo si conserva una bella Madonna col Bambino di Antonello. Il 1° piano è interamente dedicato alla pittura (molti i dipinti di scuola siciliana). Si osservi una bella icona portatile bizantina (la sala di fronte all’entrata) raffigurante scene della vita di Cristo. Nella bellissima Annunziata di Antonello da Messina, il volto di Maria è pervaso da un senso di pace ed accettazione.
Nella sala dedicata ai fiamminghi regna la Madonna col bambino tra angeli, trittico con al centro la Vergine circondata da angioletti musici e cantori, in una cornice architettonica ricchissima e un altrettanto ricco sfondo paesaggistico.
La Gancia (S. Maria degli Angeli) – La chiesa venne edificata originariamente dai Francescani alla fine del ‘400, ma ha subito numerosi interventi che ne hanno modificato l’aspetto, soprattutto all’interno. L’esterno ha invece ancora l’originario taglio squadrato, a conci regolari. Prima di entrare si noti, sulla sinistra, la cosiddetta Buca della Salvezza, un’apertura praticata da due patrioti che si erano nascosti nella cripta della chiesa durante la rivolta antiborbonica e che, dopo aver scavato questo buco, erano stati tratti in salvo aiutati da alcuni popolani.
L’interno ha un aspetto barocco anche se i singoli elementi sono di epoche diverse, il bel soffitto in legno dipinto a stelle su fondo blu, il bellissimo organo di Raffaele della Valle (fine XVI sec.) e il bel pulpito marmoreo ed i tondi a rilievo raffiguranti l’Annunciazione (ai lati dell’altare) di Antonello Gagini risalgono al ‘500. Seicentesco è invece il decoro, a cui hanno lavorato i Serpotta che hanno ornato la navata maggiore ed alcune cappelle di stucchi, purtroppo in gran parte persi. Se ne sono salvati, comunque, alcuni molto belli tra i quali l’originale fraticello bambino che fa capolino dall’alto di una cornice nella cappella a sinistra dell’altare.
Complesso di S. Maria dello Spasimo – La chiesa e il convento vengono, edificati appena all’interno delle mura della Kalsa nel 1506. Committente è Giacomo Basilicò che, per l’occasione, dà a Raffaello l’incarico di eseguire un dipinto che ritragga appunto il dolore della Madonna davanti alla croce (l’opera è conservata al Museo del Prado a Madrid). La costruzione è lenta e non ancora terminata quando la pressante minaccia turca rende necessaria la costruzione di un nuovo bastione a ridosso della chiesa, il complesso viene trasformato in fortezza, poi in teatro, in lazzaretto (durante la peste del 1624), in ospizio per poveri (1835) ed infine in ospedale, fino al 1986, quando viene abbandonata. I restauri sono tesi a recuperare e a riutilizzare la chiesa e l’annesso ospedale come spazi espositivi e per concerti. La parte visitabile si costruisce intorno ad un chiostro cinquecentesco dalle linee pulite. In fondo si erge la chiesa. unico esempio di gotico nordico esistente in Sicilia. Alta, slanciata, la navata centrale, senza copertura (forse mai esistita) tende le sue forme direttamente al cielo aperto e termina in una bellissima abside poligonale. L’ingresso originario è abbellito da un pronao che in origine aveva due cappellette. E’ ancora visibile quella di sinistra, coperta da una tipica cupola a berretto di eunuco. Da qui si accede al vecchio bastione spagnolo, sistemato a giardino. L’insieme è particolarmente suggestivo soprattutto al calar della sera, quando viene illuminato.
La Magione – Preceduta da un piacevole vialetto fiancheggiato da palme, la chiesa, romanica, è stata fondata nel XII sec. da Matteo d’Ajello, notabile al servizio dei sovrani normanni. Nel 1197 Enrico IV la concede all’ordine dei Cavalieri Teutonici ai quali rimane per oltre tre secoli. La facciata, a salienti, è ornata da tre ordini di arcate che, al primo livello, si arricchiscono di elementi decorativi ed incorniciano i portali. L’interno, a tre navate, è semplice e nudo. La chiesa possiede anche un bel chiostro a colonnine gemme purtroppo molto danneggiato (la chiesa ha subito un bombardamento durante la seconda guerra mondiale).
Via della Magione fiancheggia un lato di Palazzo Aiutamicristo, grande edificio quattrocentesco, opera di Matteo Carnelivari.
Piazza della Rivoluzione – E’ una graziosa e piccolissima piazza chiamata così perchè da qui prese l’avvio la rivolta antiborbonica nel 1848. Al centro la fontana è abbellita dal cosiddetto Genio di Palermo, simbolo della città.
Il quartiere settentrionale
S. Francesco d’Assisi – Della chiesa originale, duecentesca, non rimane quasi nulla. Più volte danneggiata, restaurata e rimaneggiata, deve il suo aspetto attuale all’ultimo intervento volto a ripristinare, per quanto possibile, le forme originali, la facciata, semplice, è rischiarata da un rosone ed un bellissimo portale gotico che appartengono all’originale edificio del XIII sec. All’interno si può apprezzare l’ampia e ariosa volumetria che caratterizza le chiese francescane, purtroppo mista a interventi di epoche successive. Vi si conservano otto statue di Giovanni Serpotta ed il bellissimo portale della Cappella Mastrantonio (4° a sinistra), opera di Francesco Laurana e Un pizzo di pietra: il rosone di S. Francesco Pietro di Bonitate.
Di fianco alla chiesa si trova l’Oratorio di S. Lorenzo. Purtroppo chiuso da anni, conserva stucchi del Serpotta, considerati l’apogeo della sua espressione artistica.
Palazzo Mirto – Residenza dei principi Lanza Filangeri, il palazzo è stato più volte adattato alle esigenze della famiglia. L’aspetto attuale risale alla fine del ‘700. Appena entrati, sulla sinistra, si trova la bella scuderia ottocentesca in cui i recinti sono ornati da teste bronzee di cavalli. Uno scalone in marmo rosso permette di accedere al piano nobile che conserva gli arredi originari. Tra i vari ambienti spicca il salottino cinese con il pavimento in cuoio e le pareti in seta dipinta a scene di vita quotidiana ed un bel trompe-l’oeil al soffitto. Era un piccolo fumoir adibito anche al gioco delle carte. L’ambiente successivo, una piccola anticamera, custodisce un bel servizio di piatti napoletano dell’800 che riproduce personaggi in costume. Si dice che il servizio venisse utilizzato in occasione dei balli in maschera e che ogni invitato sedesse davanti al piatto con ritratto il suo costume. Sull’anticamera si affaccia inoltre un altro singolare fumoir dalle pareti in cuoio bulinato e dipinto, materiale molto utilizzato nelle sale per i fumatori proprio perchè non si impregna di fumo. Il salotto Pompadour colpisce per la ricchezza delle pareti in seta con ricami floreali pavimento a mosaici è l’unico conservatosi. Nella sala da pranzo è esposto un bel servizio di porcellana Meissen (XVIII sec) a fiori ed uccelli.
Piazza Marina – La Piazza nel cuore della Palermo Medievale, è occupata al centro dal grazioso giardino Garibaldi che conserva magnifici esemplari di magnolie dalle radici aeree così sviluppate e robuste da essere divenute esse stesse della consistenza del tronco. La piazza è circondata da bei palazzi tra cui palazzo Galletti (n° 46), palazzo Notarbartolo (n° 51) ed il famoso palazzo Chiaramonte. Sul lato diametralmente opposto a quest’utimo si trova la graziosa fontana del Garraffo realizzata alla fine del 600 da G. Vitaliano su progetto di Amato.
Palazzo Chiaramonte – E’ un bel palazzo costruito nel 1307 dalla famiglia di cui porta il nome, una delle più facoltose e potenti del periodo aragonese. L’edificio viene anche chiamato Lo Steri da Hosterium, dimora fortificata, caratteristica forma squadrata e pulita. Passato nelle mani dei vicerè spagnoli, nel ‘600, diviene sede del Tribunale dell’inquisizione fino al 782, data di abolizione di questa istituzione in Sicilia. La facciata è arricchita da due ordini di bellissime trifore (si noti in particolare il lavoro di intarsio in pietra dell’arco che corona quelle del primo livello). Lo stile gotico nelle linee essenziali, ha caratteristiche peculiari tanto da venir definito stile chiaramontano, utilizzato in parecchi edifici civili siciliani dello stesso periodo.
Museo Internazionale delle Marionette – Il museo possiede una bella e ricchissima collezione tra pupi, marionette, ombre, scenari e pannelli provenienti da tutto il mondo. Le prime sale sono dedicate ai pupi siciliani, molti dei quali presentati sulla “scena”. Si ammirino in particolare i volti dai tratti delicati dei pupi del teatro di Gaspare Canino (XIX sec.). La seconda sezione invece è dedicata alla tradizione europea, con marionette famose (come ad esempio le inglesi Puncla and Judy), ed extraeuropea, con una vasta sezione orientale: burattini cinesi, marionette indiane, birmane, vietnamite, tailandesi, africane nonchè ombre turche, indiane e malesi (in cuoio), tutte presentate in una suggestiva penombra che rievoca emozioni e sensazioni lontane. Si noti, nella sala IV la hsaing waing, l’orchestra birmana ove trovavano posto i musici che iniziavano a suonare un’ora prima dello spettacolo con musiche che seguivano un rituale simbolico. L’ultima sezione presenta invece i pupi particolari, preparati per una morte violenta e spettacolare. Il museo ospita un teatrino, ancora oggi attivo (informazioni presso il museo stesso). Lungo le pareti della sala sono appesi cartelli di pupari, manifesti illustrati utilizzati dai cantastorie come supporto ai racconti orali.
Palazzo Branciforte-Butera – E’ un palazzo fortemente restaurato che ha l’ingresso principale in via Butera, ma il cui prospetto si affaccia sul piano alto della Marinai. E’ preceduto da un bel passeggio e dalla terrazza chiamata Mura delle Cattive.

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